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“The Black Game”: pionierismo o caduta di stile?

É passata esattamente una settimana dalla giornata dedicata da Netflix Italia al gioco che ha fatto il giro del web, distribuito sulla Instagram Stories. Crediamo allora sia arrivato il momento di tirare le somme. Il gioco, “The black game”, consisteva nel “comandare”, tramite le risposte ai sondaggi, il protagonista, Pierpaolo. Si poteva scegliere come farlo vestire, cosa fargli mangiare e addirittura cosa fargli tatuare. All’esperimento hanno partecipato volti noti come Elio, di “Elio e le storie tese”, e lo Zoo di 105 che ha invitato Pierpaolo a “pranzare” con loro.
Tra gli utenti del gioco c’è chi lo ha definito una “caduta di stile” e chi, invece, l’ha amato alla follia chiedendo il bis; qualcuno ha avanzato proposte molto discutibili e avrebbe, speriamo di no, voluto “qualcosa di più macabro”, chi infine ha richiesto la morte del ragazzo milanese. Fatto sta che Netflix ha ricevuto, più o meno, 2 milioni di voti su Instagram, tenendo moltissime persone incollate al cellulare in attesa del sondaggio successivo. Netflix però ci lascia con un enorme punto di domanda: abbiamo realmente condotto il gioco? Sembra quasi una sfida, ben incorniciata dal sorriso sarcastico con il quale ci saluta Pierpaolo, seduto alla scrivania degli studi Netflix. Da questo quesito ne sono nati moltissimi altri: e se la vera marionetta non fosse stata Pierpaolo, bensì tutto il pubblico di Netflix? É stato un esperimento sociale o un modo per tenere gli italiani su Instagram tutto il giorno? O peggio ancora, cosa potrebbe accadere se si potesse controllare la mente di milioni di persone tramite i Social Media? Cosa sta realmente alla base di questo gioco? Indubbiamente si tratta di un’ottima mossa di marketing per dare visibilità al brand e soprattutto alla già famosissima serie tv “Black Mirror”; forse ci saremmo aspettati un sequel, magari un report, una Instagram story riguardante il gioco o semplicemente delle dichiarazioni, ma non si è visto e non si vede nulla all’orizzonte. Sembra un po’ tutto lasciato sospeso e considerato concluso lo stesso giorno in cui è iniziato ma, soprattutto, il silenzio dei giorni successivi al 16 Gennaio non regge assolutamente il confronto con l’impegno di Netflix nei giorni precedenti il gioco.

Parlando con ragazzini dai 12 ai 15 anni, che navigano molto di più su YouTube piuttosto che su Instagram, abbiamo riscontrato una certa criticità nei confronti della piattaforma streaming. I ragazzi denunciano la poca originalità del gioco spiegandoci che, “di giochi simili ne è pieno zeppo YouTube”. Quindi questa operazione non andava alla ricerca di un target under 20; in tanti, dopo i 45 anni, non usano Instagram e non hanno minimamente idea di che cosa sia una “storia”, quindi la piattaforma streaming non ha conquistato nemmeno la fascia di età degli ex giovani. L’audience di questo esperimento allora, sembra essere quello tra i 20 e i 40-45 anni. I giovani però, esperti di social, non hanno di certo creduto alle numerose messe in scena della giornata, come quella dello Zoo di 105 che ha fatto passare come avvenimento fortuito l’invito di Pierpaolo in studio dopo essersi, per pochi minuti, ritirato dal gioco. Arrivato negli studi della radio milanese, il pranzo del ragazzo è stato messo ai voti: dovrà mangiare polenta con gorgonzola o noodles? Quello che ancora non si sapeva è che avrebbe dovuto pranzare sulla pancia di Squalo, conduttore radiofonico e Dj. L’affiancamento del brand Netflix con un programma come lo Zoo di 105 non può essere casuale ma tante sono le domande sull’opportunità di questo tipo di collegamento. Se Netflix ha un profilo mediamente giovanile e sicuramente post-televisivo, di certo non è diretta ad un target che punta al becero e ai bassi istinti come nel caso dello Zoo di 105. Finite le 10 ore di “gioco” tutto tace; i profili Instagram e Facebook di Netflix tacciono, nessuna immagine o parola sulla sfida appena terminata. Gli unici che pubblicano qualcosa a riguardo, sempre con il loro stile discutibile ma di successo, sono quelli dello Zoo di 105, che riprendono l’intimo momento in cui Squalo si lava la pancia dopo essere stato il “tavolo da pranzo” del povero protagonista. Quindi, se il Black Game di Netflix non ha avuto un ritorno diretto e nemmeno un engagement così rilevante, perché impiegare tutto questo impegno in un’operazione del genere? È possibile che vi sia un sequel o che questo “esperimento” sia un prequel per la nuova stagione di Black Mirror o di un altro film interattivo sulla scia di Bandersnatch?

Tuttavia, la domanda che spaventa di più in tema di etica della comunicazione è: si possono davvero utilizzare i Social Media per controllare e orientare i pensieri e le credenze delle persone? Forse è proprio su questo che vuole farci riflettere Netflix, in pieno stile Black Mirror, e forse vuole anche un po’ spaventarci o prepararci al futuro; su un futuro molto prossimo e già alle porte in cui Instagram o qualche nuovo social media potrebbe diventare pericoloso per la società in genere. Indubbiamente, lo sfoggio di violenza che è emersa dalla giornata di gioco, nata dalla totale libertà di azione che permette lo strumento web, fa riflettere sugli istinti dell’uomo contemporaneo e porta a fare diverse valutazioni sull’etica della comunicazione, ma rimandiamo per questo ad un altro post.

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