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La politica frequenta gli stessi POST degli elettori

I social media sono entrati – da tempo ormai – a pieno titolo nella nostra vita e nella nostra quotidianità, influenzando tendenze e talvolta anche le nostre opinioni politiche.

Quali sono i numeri reali di questa influenza social?

La popolazione mondiale conta circa 7,5 miliardi di persone e, di queste, oltre 3 miliardi sono state utenti attivi sui social media nel 2018 (fonte: We are social).

 

E in Italia? 

 

Sempre nel 2018 la popolazione italiana contava circa 60 milioni di persone, delle quali 34 milioni erano utenti attivi sui social media (fonte: We are social).

Questi dati evidenziano come i canali di comunicazione tra persone siano cambiati. Inevitabilmente sono cambiati anche i contenuti delle comunicazioni tra amici e conoscenti e, tutti, siamo precipitati nel mondo di Zuckerberg, comprese le istituzioni e la politica. 

Si sa, la politica è da sempre alla ricerca di modalità efficaci per comunicare e influenzare le persone e, da qualche tempo grazie ai social, ha trovato nuove praterie nelle quali seminare.

La massima che viene ripetuta a chi vuole fare politica è “frequenta gli stessi posti degli elettori”; oggi basterebbe dimenticare una semplice “i”: “frequenta gli stessi POST degli elettori”.

Secondo uno studio di Burson-Marsteller su come i politici mondiali utilizzano Facebook, almeno l’87% dei governi membri della Nazioni Unite ha una qualche forma di presenza sui social. Se vuoi comunicare, devi essere social, questo sembra essere il mantra.

Photo by NordWood Themes on Unsplash

 

Quali sono i politici più social?

Barack Obama è stato il leader indiscusso nel mondo social e anche il più amato: la pagina della campagna presidenziale delle elezioni 2008 – la prima pagina Facebook legata ad un progetto politico – contava oltre 46 milioni di like.

Al secondo posto, per popolarità, si piazza il Primo Ministro indiano Narendra Modi contando oltre 31 milioni di like sulla sua pagina personale.

Nella top five dei leader più seguiti tra chi fa politica sui social troviamo il presidente turco Erdogan con quasi 8 milioni di like, l’indonesiano Joko Widodo con circa 6 milioni e l’egiziano al-Sisi con oltre 5 milioni di “Mi Piace”. 

Guardando lo scenario europeo, dopo il protagonista Erdogan, troviamo la pagina istituzionale della corona inglese, seguita dal presidente rumeno Iohannis, Angela Merkel e il Primo Ministro russo Medvedev.

Nel nostro paese i numeri sono molto diversi e probabilmente la televisione, con tutti i suoi talk show, fa ancora da protagonista. La prima piattaforma di Mark Zuckerberg è la più amata da politici nostrani, superando Twitter e il mondo patinato di Instagram. 

Ad oggi Matteo Salvini è il primo leader politico per numero di like su Facebook con i suoi 3,5 milioni di “Mi Piace”, seguito dal Vicepremier Luigi Di Maio con 2,1 milioni; subito dietro abbiamo l’ex Premier Matteo Renzi con 1,1 milioni di like, leader invece del “cinguettio” con 3,36 milioni di follower su Twitter. Conquistano la medaglia di legno Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi con 1 milione di like.

A spostarsi sui social media non sono solo i singoli leader politici ma, sempre di più anche le istituzioni. Solo qualche giorno fa è esplosa su tutti i canali, cara e vecchia televisione compresa, la notizia che INPS ha iniziato a rispondere – in modo forse un po’ impulsivo – alle domande degli utenti italiani tramite la pagina Facebook “INPS per la famiglia”. 

Una novità che ha creato non poco scalpore in seguito alle risposte del Social Media Manager agli utenti disattenti e talvolta maleducati. L’idea di INPS era quella di dare un supporto e creare un filo diretto con gli utenti che, grazie alla piattaforma social, possono evitare ore di coda agli sportelli e infinite attese al centralino e quindi offrire un servizio in più al cittadino. Tuttavia la mancanza di una vera strategia di comunicazione costruita sui contenuti e messaggi chiave ha generato un potenziale danno d’immagine per l’organizzazione. Un piano di comunicazione chiaro e condiviso a tutti i livelli dell’organizzazione avrebbe probabilmente aiutato i Social Media Manager di INPS a gestire le interazioni in modo migliore, seguendo linea guida chiare, un tono di voce univoco e specchio dell’organizzazione e fornito risposte efficaci e coerenti.

 

Photo by Joakim Honkasalo on Unsplash

Ma perché tutto e tutti si spostano sui social?

Immaginiamo di voler comunicare con un politico; 20 anni fa ci saremmo dovuti recare ad un comizio in una grande piazza con centinaia di persone e sperare di riuscire ad arrivare il più vicino possibile al nostro obiettivo; oggi bastano 30 secondi: apriamo Facebook, cerchiamo nome e cognome, apriamo Messenger e inviamo un messaggio privato, fine. I social network hanno quindi contribuito a tessere un filo diretto tra chi sta, o meglio, stava, nella torre d’avorio della politica e i cittadini elettori. 

Il cittadino 2.0 non è uno sprovveduto e ha bisogno di vedere chiara la realtà dei fatti, trovando un riscontro reale tra la vita politica e privata dei leader di partito; ecco perché i politici di oggi hanno più che mai bisogno di uno storytelling forte e realistico.

Il leader che riesce a coinvolgere maggiormente gli utenti italiani sembra essere Matteo Salvini. La sua strategia social è molto semplice: fare domande e mettere in evidenza la sua italianità e alcuni momenti di vita privata. Io sono uno di voi, sembra voler affermare in ogni post. 

Alla base di questa strategia sembra esserci la celebre massima del “purché se ne parli”; che siano gli haters a commentare i post di Salvini o qualche suo fan poco importa, i numeri crescono, in un modo o nell’altro. Risultato? Engagement assicurato. 

Le persone iniziano discussioni, dentro e fuori i social, che generano share e post su profili privati, fan page o pagine di scherno ma tutto ciò ha sempre e solo un fine: far parlare di sé. 

In questi giorni, il Ministro dell’Interno sembra aver trovato un altro modo per far parlare di sé ma soprattutto per raccogliere dati personali degli utenti delle principali piattaforme social in vista di elezioni future. Sulla pagina Facebook del Vicepresidente del Consiglio qualche giorno fa è apparso un video dal titolo “Vinci Salvini”, la seconda edizione di un concorso al quale vengono invitati gli utenti a iscriversi a un gioco a premi, commentare e lasciare like ai post, con la promessa di vincere una telefonata o una chiacchierata a quattrocchi con il leader della Lega. 

La sua strategia social è ancora una volta studiata al meglio; chiedere di iscriversi ai 2 milioni di persone che hanno visualizzato il video è un modo per raccogliere dati personali di utenti per poterli utilizzare nella propria campagna politica perfezionando il target al quale presentare i prossimi video e i futuri post. Il video in questione ha toccato cifre sbalorditive: circa 23 mila condivisioni, 37 mila commenti e quasi 46 mila reactions. I commenti sono per la maggior parte negativi ma torniamo alla teoria di cui sopra: purché se ne parli. 

Questa strategia sembra essere efficace al momento ma resta da vedere come si evolverà nel lungo periodo e quali siano i rischi di contraccolpi negativi.

Photo by Joao Silas on Unsplash

Come si svilupperà la comunicazione politica nei prossimi anni?

Ci hanno insegnato che la storia è ciclica e che c’è sempre una rivalutazione con conseguente ritorno al passato; questo può valere anche per la comunicazione e più nello specifico per la comunicazione politica o il futuro e la tecnologia ci porteranno sempre più lontani da ciò che era prima dei social media? Cosa ci riserverà il futuro non lo possiamo sapere ma sappiamo per certo che la politica continuerà a vivere e con lei la sua comunicazione. Non sappiamo tramite quali mezzi comunicherà il Salvini di domani ma una cosa è certa: lo farà creando uno storytelling che porti un engagement forte, e se questo avverrà su qualche piattaforma avanguardista o in una piazza italiana poco importa, l’importante è che la realtà rimanga al centro della strategia politica. 

Scrivici qui i tuoi commenti, suggerimenti o raccontaci la tua esperienza con la comunicazione politica.

Alla prossima & stay U-MAN.

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